Caro Pdl, non rosicare
Sulla riforma del mercato del lavoro del governo Monti, l’ex ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha a tratti mostrato un’eccessiva pignoleria: “Una trattativa troppo lunga. Non garantisce il buon esito”, era ancora ieri il titolo di una sua intervista alla Stampa. Discorso simile vale per un altro ex ministro del governo Berlusconi, Renato Brunetta, impegnato in una quasi quotidiana comparazione tra l’andamento dello spread Btp-Bund ai tempi del suo esecutivo e il medesimo andamento ai tempi del governo Monti.
12 AGO 20

Sulla riforma del mercato del lavoro del governo Monti, l’ex ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha a tratti mostrato un’eccessiva pignoleria: “Una trattativa troppo lunga. Non garantisce il buon esito”, era ancora ieri il titolo di una sua intervista alla Stampa. Discorso simile vale per un altro ex ministro del governo Berlusconi, Renato Brunetta, impegnato in una quasi quotidiana comparazione tra l’andamento dello spread Btp-Bund ai tempi del suo esecutivo e il medesimo andamento ai tempi del governo Monti. Da quotidiano che sulla mistica di Lady Spread ha a lungo ironizzato e battagliato, ci permettiamo di dire che tutto questo impegno polemico rischia oggi di essere sprecato. In nemmeno quattro mesi, infatti, il governo Monti ha approvato riforme che il centrodestra liberale propose agli italiani già nel 1994, raccogliendo consensi inaspettati. Per dirne alcune: rivoluzione del sistema pensionistico (con un innalzamento repentino dell’età pensionabile e il passaggio generalizzato al metodo contributivo), un primo pacchetto di liberalizzazioni (seppure parziali) e infine una riforma del mercato del lavoro (con l’introduzione della possibilità di licenziare per motivi economici).
Le “tensioni sociali” paventate dall’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e da altri suoi ex colleghi, ci sono ancora oggi, perfino aggravate, eppure ciò non spinge all’immobilismo l’attuale esecutivo. Si tratta di uno sviluppo salutare per il paese e, al netto delle anomalie della democrazia italiana e della faziosità antiberlusconiana della sinistra, è su questo che a destra farebbero bene a ragionare, anche per creare le condizioni che consentano a un “partito liberale di massa” di diventare in futuro “partito liberale di massa e di governo”.
Le “tensioni sociali” paventate dall’ex ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e da altri suoi ex colleghi, ci sono ancora oggi, perfino aggravate, eppure ciò non spinge all’immobilismo l’attuale esecutivo. Si tratta di uno sviluppo salutare per il paese e, al netto delle anomalie della democrazia italiana e della faziosità antiberlusconiana della sinistra, è su questo che a destra farebbero bene a ragionare, anche per creare le condizioni che consentano a un “partito liberale di massa” di diventare in futuro “partito liberale di massa e di governo”.